Lisa Pathfinder: missione compiuta

Obiettivo raggiunto per la sonda Esa che ha portato in orbita i sensori realizzati da Asi e Università di Trento. Battiston: "Si apre la strada per un osservatorio gravitazionale nello spazio"

foto: ©ESA–Artist_s_impression_of_LISA_Pathfinder

Un osservatorio spaziale per osservare le onde gravitazionali: da oggi non è più un'ipotesi. La fattibilità è stata dimostrata da Lisa pathfinder, la sonda mandata inorbita da Esa e Asi, con l'obiettivo di9 captare le onde gravitazionali grazie a dei particolari sensori realizzati con il contributo del Dipartimento  di Fisica dell'Università di Trento. Oggi a Madrid si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione dei primi risultati, pubblicati oggi anche sulla rivista Physical Review Lettters: obiettivo raggiunto per l'Agenzia Spaziale Europea.

All'appuntamento era presente anche il presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana Roberto Battiston, già professore a Trento: “L’esperimento LISA è un nuovo messaggero che ci porterà notizie importanti sui meccanismi che regolano la vita dell’Universo come le onde gravitazionali" ha detto. I due cubi di oro-platino del peso di 2 kg a bordo della sonda sono in caduta libera: le due masse si trovano in un'apposita "gabbia", realizzata dall'Università di Trento, che ha il compito di escludere influenze esterne come il vento solare. Aver dimostrato che le due masse non sono influenzate da forze esterne, significa che è possibile misurare eventuali microscopiche variazioni causate dalle onde gravitazionali, teorizzate da Einstein.

La missione apre le porte alla "figlia" di Lisa Pathfinder, eLisa, un vero e proprio osservatorio, composto da tre masse, analoghe a quelle usate per questa prima missione, ma poste, anzichè a 38 centimetri ad 1 milione di chilometri una dall'altra, connesse da un raggio laser.  Il triangolo costituito dalle tre masse si muoverà lungo un’orbita attorno al Sole, viaggiando a 50 milioni di chilometri dalla Terra.

“Non solo abbiamo verificato che le masse di prova sono sostanzialmente immobili, ma abbiamo anche identificato la gran parte delle debolissime forze che le disturbano e con precisione mai raggiunta prima - spiega Stefano Vitale dell’Università di Trento e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, responsabile scientifico del LISA Technology Package - Questi risultati straordinari mostrano che il controllo raggiunto sulle masse di prova è al livello richiesto per realizzare un osservatorio gravitazionale nello spazio".

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