Itas: la prima battaglia legale chiusa con un accordo, cadono molte accuse

Cadono molti capi d'accusa per i cinque imputati del processo Itas: i legali dell'ex direttore Ermanno Grassi hanno presentato un accordo, ma sulla cifra c'è massimo riserbo

Si è conclusa con un accordo tra le parti la prima fase della battaglia legale sulla vicenda Itas. L'ex direttore generale Ermanno Grassi, accusato tentata estorsione, falso, calunnia, truffa ed appropriazione indebita è stato sollevato da queste ultimi due capi d'imputazione nella terza udienza del processo sullo scandalo che ha investito l'Istituto di Credito nell'aprile 2017.

Nell'udienza di ieri Itas ha ritirato la querela. Questo dopo il pagamento di un "congruo risarcimento", com'è definito in una nota del Consiglio d'Amministrazione diffusa alla vigilia dell'udienza. Si tenga conto che il risarcimento inizialmente chiesto da Itas, costituitasi parte civile, a tutti gli imputati era di due milioni di euro. La cifra  dell'accordo presentato, ed accolto ieri, 

L'accordo è stato sottoscritto da tutti gli imputati. Oltre a Grassi hanno firmato anche Roberto Giuliani, titolare della Target, azienda specializzata in gadget coinvolta nello scandalo, e Gabriele Trevisan, rappresentante di Point Rent Car, azienda che forniva le auto all'Istituto. L'accordo permette anche di chiudere la vicenda dell'attico in centro città, di proprietà del Gruppo, utilizzato e ristrutturato dal manager.

Assolti dalle accuse di appropriazione indebita e truffa anche l'ex dirigente Paolo Gatti ed Alessandra Gnesetti, dipendente che aveva atto partire l'inchiesta, denunciata poi a sua volta. Rimangono in piedi le accuse di tentata estorsione per Grassi, falso e calnnia anche per Gneetti. 

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