È trentina la start up per lo sviluppo dei servizi con la moneta digitale

Inbitcoin è costituita da 18 soci fondatori e con capitale interamente privato: grazie ai bitcoin e QR code si può comprare una birra o fare spese ancora prima di entrare in un locale

marco amadori

È nata in Trentino Alto Adige, a Rovereto, ma ha una sede anche a Milano, la prima startup fintech dedicata allo sviluppo di prodotti e servizi per l'utilizzo di Bitcoin. Si chiama Inbitcoin, ed è costituita da 18 soci fondatori e con capitale interamente privato dei lavoratori, che sono designer, programmatori, docenti di Leadership dell'Università Bocconi, DevOps. Al centro il bitcoin, moneta digitale open-source fruibile via internet e accessibile attraverso il proprio smartphone. Scambiato in tutto il mondo con le altre monete, nel 2015 il prezzo di 1 bitcoin ha registrato una variazione tra i 150 e i 400 euro. A metà 2016 vale circa 550 euro. Marco Amadori, è uno dei soci di 'inbitcoin'.

Qual è la situazione del bitcoin in Italia?

Normalmente l’Italia è più arretrata tecnologicamente di altri Paesi del Nord Europa, e il Bitcoin non fa eccezione: ci sono più bitcoiners in Olanda, Germania e Regno Unito di quanti ce ne siano in Italia. Ma la situazione attuale potrebbe rovesciarsi molto in fretta, perché le persone che traggono maggior beneficio dall’uso dei bitcoin sono i turisti e i possessori di smartphone. Per il turismo non c’è un Paese come l’Italia al mondo, e gli italiani svettano nelle classifiche europee come numero di telefoni mobile per abitante. Inoltre in Italia abbiamo alcuni tra i banchieri più esperti al mondo in questa tecnologia.

Qual è la particolarità di Inbitcoin?

È l’unica startup italiana che lavora col bitcoin che ha al suo interno sia un team strutturato aziendale e di vendita, sia un team di sviluppo. Possiamo tradurre così idee innovative in servizi e prodotti funzionanti.

Cosa significa per voi innovazione?

Oggi grazie ai bitcoin e ai QR code associati si può comprare una birra quando si è in auto nelle vicinanze del locale e ancora prima di entrarci: un servizio che forniamo anche noi, ed è già operativo in Trentino Alto Adige. Si può anche contribuire al restauro di un'opera, grazie ad un QR code posto a lato di essa nei musei: per ora è solo un'idea, ma ci sono già dei partner museali con i quali stiamo discutendo.

Come è nata Inbitcoin?

Nel 2014, quando ero tecnologo presso la Fondazione Bruno Kessler di Trento e mi occupavo di Web Semantico e Data Augmentation, ricevetti l'incarico di preparare un seminario sulle tecnologie bitcoin. Fu un successo e da allora lo studio di bitcoin divenne per me una priorità. Ogni mia ora era dedicata ossessivamente allo studio della tecnologia e si insinuava in me la voglia di occuparmene a tempo pieno. Da allora cominciai a creare una rete di professionisti che come me credono in questo sogno lucido, fino ad arrivare al 10 giugno 2016, quando la startup innovativa inbitcoin è diventata finalmente entità legale.

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