Infezioni ospedaliere: in Trentino 295 casi. Record negativo per la Val d'Aosta

Tra il 5 e l' 8 per cento degli assistiti negli ospedali italiani è vittima di un'infezione ospedaliera. Lo dicono i dati del rapporto del Ministero della salute sulle schede di dimissioni ospedaliere pubblicato dal quotidiano 'La Stampa'

Tra il 5 e l' 8 per cento degli assistiti negli ospedali italiani è vittima di un'infezione ospedaliera. Lo dicono i dati del rapporto del Ministero della salute sulle schede di dimissioni ospedaliere pubblicato dal quotidiano La Stampa, che mostra ora un vero boom delle infezioni contratte in corsia o negli ambulatori dei nostri nosocomi, che negli ultimi dieci anni sono aumentate del 61,2 per cento per gli interventi chirurgici e del 79,6 per cento per quelli medici, soprattutto controlli endoscopici, come gastroscopie e colonscopie. Il record di infezioni dopo un intervento chirurgico lo detiene la Valle d'Aosta, con 500 casi ogni 100.000 dimessi. Seguono la Liguria, con 454, e l' Emilia Romagna, con 416. La Lombardia ne conta 300, e la provincia di Trento 295. Quindi ci sono il Veneto (273 casi) e l' Umbria (267). In fascia media il Piemonte con 218 casi. Nel Lazio se ne contano 211 mentre in tutto il Sud solo la Calabria supera quota 200 (con 263 casi). La più virtuosa è l' Abruzzo con sole 70 infezioni. Resta da capire se si tratti di maggior bravura e attenzione al fenomeno oppure - precisa La Stampa - di un difetto di rilevazione dei casi.
 
In generale, i casi delle infezioni mediche - spiega il quotidiano di Torino - sono oramai 12,39 ogni 100.000 dimessi, mentre quelle chirurgiche sono da brivido: 233 per lo stesso numero di dimissioni. Quasi 500.000 casi sono dovuti alle infezioni alle vie urinarie perché magari la pulizia dei cateteri lascia a desiderare, a ferite chirurgiche, polmoniti e sepsi. Ma a volte a veicolare i microbi sono i mal tenuti sistemi di areazione dei nostri, sempre più obsoleti, ospedali, che hanno oramai un'età media di settant'anni. Secondo il rapporto, circa un'infezione su tre si sarebbe potuta evitare con un po'di pulizia e di prevenzione. Che significa tra le 135 e le 210.000 infezioni sono frutto in qualche modo di un'incuria che può avere a volte conseguenze letali, visto che mediamente l'1 per cento di questi casi evitabili causa un decesso. Per farsi meglio un'idea, 2.000 pazienti ogni anno muoiono per infezioni evitabilissime. Secondo una ricerca condotta nel maggio scorso dal Ceis dell' Università Tor Vergata di Roma per ogni infezione ospedaliera si stima vadano in fumo tra i 9000 e i 10.500 euro. Moltiplicando per il mezzo milione e passa di casi, lo spreco di risorse pubbliche è quantificabile in almeno 5 miliardi di euro: basterebbe ad abrogare tutti in ticket, che valgono 3,5 miliardi e a finanziare le nuove costosissime cure che spesso arrivano in ritardo per evitare che i conti della sanità vadano in rosso.

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