Il sonar dei pipistrelli ispira i nuovi 'bio radar' per sondare il suolo dei pianeti

Il biosonar a doppia banda di frequenza dei pipistrelli ha ispirato due ricercatori dell'Università di Trento che hanno messo a punto una nuova tecnica di elaborazione per migliorare le osservazioni geofisiche basate sull'interpretazione di immagini radar

Giove e i suoi satelliti

Il biosonar a doppia banda di frequenza dei pipistrelli ha ispirato due ricercatori dell'Università di Trento che hanno messo a punto una nuova tecnica di elaborazione per migliorare le osservazioni geofisiche basate sull’interpretazione di immagini radar bidimensionali del sottosuolo. Con i radar 'bio-ispirati', si possono infatti estrarre informazioni più precise su composizione e struttura dei pianeti e delle loro lune. Lo studio, tutto trentino, è stato pubblicato oggi sulla rivista 'Nature Communications'. I pipistrelli emettono ultrasuoni nell'ambiente e ascoltano l’eco che rimbalza dai diversi oggetti. Al funzionamento del biosonar dei pipistrelli si sono ispirati Lorenzo Bruzzone e Leonardo Carrer (rispettivamente professore e dottorando del Dipartimento di ingegneria e scienza dell'informazione dell’Università di Trento) per migliorare l’efficacia dei radar.

"Le onde acustiche del sonar si comportano in maniera molto simile a quelle elettromagnetiche. Così abbiamo applicato l’idea della doppia banda di frequenza associata ad un’eco per migliorare la definizione delle nostre rilevazioni per studi geofisici effettuate con radar capaci di penetrare nella sottosuperficie dei corpi celesti del sistema solare", spiega Lorenzo Bruzzone, responsabile del gruppo di ricerca. Con questo tipo di rilevazione, so potranno distinguere in modo preciso gli echi provenienti dal sottosuolo dei pianeti da quelli superficiali. La conseguenza, ad esempio, è quella di migliorare la comprensione della struttura geologica dei corpi celesti nella fase di analisi dei dati. Lo studio apre nuovi scenari per l’evoluzione degli strumenti di rilevazione radar planetari. "Questa nuova tecnica di elaborazione dei segnali – spiega Bruzzone – ci consentirà di sfruttare meglio i dati radar che già esistono. Un primo test importante lo abbiamo svolto, in questo senso, sull’interpretazione dei dati sperimentali emersi dall’osservazione del pianeta Marte. Siamo stati in grado, ad esempio, di confermare in modo semplice ed automatico mediante l’impiego del modello messo a punto, i risultati ottenuti in lunghe analisi effettuate dai planetologi con l’ausilio di mappe digitali del terreno non sempre disponibili in ambito planetologico". 

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