Il caso della pastora Agitu, il vicino si difende: "Non sono razzista, solo esasperato"

Parole forti sì. Ingiurie, epiteti poco edificanti, certo. Ma mai atteggiamenti o frasi razziste. Racconta la sua versione dei fatti il 53enne di Frassilongo che si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di stalking aggravato dall’odio razziale nei confronti di Agitu Ideo Gudeta

Agitu Gudeta

Parole forti sì. Ingiurie, epiteti poco edificanti, certo. Ma mai atteggiamenti o frasi razziste. Racconta la sua versione dei fatti il 53enne di Frassilongo che si trova agli arresti domiciliari con l'accusa di stalking aggravato dall’odio razziale nei confronti di Agitu Ideo Gudeta, pastora etiope che vive e lavora nella sua azienda agricola in valle dei Mòcheni. "Non ho mai detto negra o negri a nessuno", ha detto l'uomo in tribunale a Trento nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Enrico Borrelli e alla pm Maria Colpani.

L'uomo ha raccontato che inizialmente il rapporto con Gudeta era ottimo, ma si sarebbe deteriorato - ha spiegato - a causa dell’invasione continua delle capre di lei che hanno interessato non solo la sua proprietà, ma anche quella dei vicini. Secondo il 53enne, l’episodio scatenante sarebbe stato la distruzione di 300 piante di carpino che circondavano la sua proprietà da parte delle capre di Agitu Gudeta. L'uomo aveva quindi deciso di sgonfiare una gomma dell'auto della pastora. E così, dice, si sarebbe sfogato. Ha quindi negato di aver liberato i cani contro le capre della donna.

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