Fermate obbligatorie, autobus in ritardo. La Uil: "Colpa dei benpensanti"

Dopo il caso di Marco una direttiva obbliga gli autisti ad effettuare tutte le fermate, la bigliettazione a bordo causa ulteriori ritardi. Il sindacato è sul piede di guerra

I ritardi nelle corse degli autobus? Colpa dei benpensanti. Non ha dubbi la Uiltrasporti nell'indicare la causa dei ritardi, documentati dal personale di bordo e percepiti dagli utenti, nella decisione dell'azienda di trasporto pubblico di obbligare gli autisti ad effettuare tutte le fermate. Una decisione sulla quale aleggia ancora un po' di mistero.

L'uso del termine "benpensanti" nella nota  sindacale lascia supporre una qualche attinenza con il caso di Marco di Rovereto dove l'autista venne sospeso dopo aver ripetutamente saltato la fermata utilizzata dai richiedenti asilo del campo della Protezione Civile. Fu lo stesso sindacatoo, da subito, a difendere l'autista respingendo al mittente le accuse di razzismo e puntando piuttosto sui tempi già stretti delle corse. In aggiunta alla direttiva sulle fermate obbligatorie ("venuta dai piani alti dell’azienda, o direttamente dalla Provincia?" si chiede la Uil) a ritardare le corse c'è anche l'itroduzione della possibilità di fare il biglietto a bordo, che costringe gli autisti a fare anche il "doppio lavoro" di bigliettai. 

"Peggiora il servizio per l’utenza, e peggiora la qualità della vita dell’autista su cui gravano responsabilità e complicazioni legate ai passeggeri, ai biglietti e alle fermate, oltre che al traffico urbano. Proprio per via delle strade costantemente congestionate, vuoi per ragioni metereologiche, vuoi per l’ennesimo incidente in tangenziale,  le corsie preferenziali andrebbero decisamente aumentate - si legge nella nota - Ad oggi, invece, a causa dell’ottusa pensata dello stop obbligatorio alle fermate, anche senza segnalazioni di sorta da parte degli utenti, l’autista non trova il tempo per fare il capolinea e si deve sorbire tre o quattro ore consecutive di guida".

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Commenti (1)

  • Penso che la vendita del biglietto sull'autobus non si possa definire doppio lavoro: quello é ben altro. É una semplice mansione che all'estero, in quasi tutti gli stati, é eseguita senza tutte queste polomiche. Quindi basta dichiarazioni strumentali a scopi non dichiarati, ma intuibili. Assurda invece la prescrizione di fermata obbligatoria: gli autisti non perfettamente in gradi di capire se c'è o meno la necessità della fermata. Altrimenti o ci mettiamo direttamente i dirigenti o li passiamo tutti tali (come per i medici negli ospedali)! Ma per favore togliete questo obbligo che, francamente, considero insensato.

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