Beni intestati a società estere dopo il fallimento: famiglia rivana nel mirino della Finanza

Due Mercedes e una Jaguar, una palazzina storica a Riva ed edifici commerciali ad Arco. I membri della famiglia avevano ottenuto la residenza in Slovenia nel 2016

Bancarotta fraudolenta, omessa dichiarazione dei redditi, fatture false: queste le accuse per l'impresa di costruzioni gardesana Azzolini finita nel mirino della Guardia di Finanza. Tra le accuse mosse dai berretti verdi anche  sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, e occultamento di documentazione contabile.

I militari sono entrati in azione nei giorni scorsi sequestrando beni per oltre un milione di euro su disposizione del GIP di Milano. Il gruppo edile è in pratica composto da una sola famiglia. Sette le persone coinvolte nell'indagine: due coniugi di 73 e 69 anni, i due figli quarantenni, tutti residenti in Slovenia dal 2016. Risultano inoltre coinvolte altre tre persone, "cui era formalmente affidata l’amministrazione delle società di famiglia" si legge nel documento diffuso dalla Guardia di Finanza. 

Al cento dell'indagine alcune operazioni immobiliari realizzate tra le diverse società gestite dalla famiglia di imprenditori, dopo il fallimento della società madre con passività di oltre 12 milioni di euro, per cui la Procura di Rovereto ha già notificato l’avviso di conclusione indagini.

Per sottrarre beni ai creditori ed all’Erario gli immobili, il denaro e alcune autodi pregio intestate al gruppo societario continuavano a cambiare proprietà, intestate di volta in volta ad una delle svariate società estere con sede in Slovenia e conti correnti in Svizzera e Croazia. Il denaro, secondo gli inquirenti, veniva sottratto al conto del fallimento sottoforma di "restituzione di finanziamenti a soci".

Una sorta di "trust", scrivono i finanzieri, usato però in maniera illecita. "non di rado si assiste a utilizzi impropri di tale strumento giuridico che può prestarsi a possibili finalità illecite". I beni, di fatto, restavano nelle disponibilità della famiglia: le due Mercedes e la Jaguar, ufficialmente radiate dal registro ma circolanti in Italia, così come la palazzina del centro di Riva del Garda e l'edificio commerciale di Arco, sui quali i figli avevano diritto d'uso a titolo gratuito per trent'anni, dopo aver avuto la residenza in Slovenia. Immobili tra l'altro oggetto di falsi preliminari di vendita.

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Sono stati ricostruiti dalle Fiamme Gialle tutti i redditi non dichiarati in Italia dagli indagati e dalle società, quantificandoli in circa 7,5 milioni di ricavi sottratti all’Erario e oltre 800 mila euro di Iva dovuta e non versata. Ancora, la famiglia di imprenditori non ha dichiarato il possesso di disponibilità finanziarie all’estero per ulteriori 6,4 milioni di euro, su cui sono applicate sanzioni amministrative per omessa dichiarazione per 1,4 milioni di euro.

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