Assalto al portavalori a San Michele: estradati i 5 arrestati in Svizzera

Sono in carcere a Como i 5 campani arrestati dalla Polizia cantonale, indagati per l'assalto ad un furgone portavalori a San Michele all'Adige lo scorso gennaio. Per gli inquirenti è palese il "vincolo associativo" tra i membri della banda considerata "associazione a delinquere". Per compiere i reati usavano auto rubate e targhe false, all'appello manca un altro complice, ancora a piede libero

Si è aggiunta l'estradizione di 5 indagati, che erano stati arrestati dalla Polizia svizzera, allo svolgimento dell'operazione "Post office" condotta dai Comando provinciale dei Carabinieri di Trento in merito all'assalto ad un furgone portavalori presso l'ufficio postale di San Michele all'Adige lo scorso 2 gennaio per un bottino di 313.000 euro.

Dopo l'arresto, il 28 maggio, di due membri della "banda" residenti a Salerno, costituitisi spontaneamente, e quello del 9 aprile di altri due responsabili, trentini, tra cui una guardia giurata presunto complice, oggi sono stati condotti alla Casa circondariale di Como, altri 5 presunti responsabili del furto, tutti campani tra i 30 e i 40 anni, di cui 4 pregiudicati. I 5 erano stati pedinati dai Carabinieri  fino al confine di Chiasso e quindi arrestati dalla Polizia elvetica il 28 febbraio scorso.

Oltre al furto dei 313mila euro contenuti nel furgone portavalori sono accusati di ricettazione aggravata della fiat Punto usata per commettere il reato, macchina rubata a Verona un anno pima, di proprietà dell'Enel; ricettazione e riciclaggio aggravato per l'utilizzo di un'altra fiat, in questo caso una Stylo, rubata a Salerno e portata in Svizzera con targhe false con l'intenzione, dicono gli inquirenti, di usarla per commettere un'altra rapina, in territorio elvetico. 


E' proprio il ruolo che ciascuno dei cinque sembra aver avuto in questi precedenti episodi che rende evidente, secondo le ricostruzioni dei Carabinieri, il "vincolo associativo" tra loro nell'ideazione e nella conduzione del colpo al portavalori e che porta l'accusa a parlare di "associazione a delinquere" con lo scopo di compiere reati contro il patrimonio. Risulta ancora in stato di libertà un ulteriore complice (il numero dei soggetti coinvolti  salirebbe quindi a 8) che secondo quanto formulato dagli investigatori forniva supporto logistico alla "banda" dalla Campania.

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