Emotrasfusioni in casa di riposo: medico trentino arrestato nell'operazione anti-doping

Un anno di indagini, poi il blitz all'alba: 42 decreti di perquisizione, 9 ordinanze cautelari. I Nas di Trento hanno stroncato un giro di doping esteso in tutto il Nord Italia

foto di repertorio

C'è anche un medico geriatra direttore di due case di riposo trentine tra le persone arrestate all'interno dell'operazione dei Nas di Trento che ha stroncato un giro di doping ramificato in sette province italiane: oltre a Trento e Bolzano, il blitz è scattato anche a Brescia, Bergamo, Cremona, Modena e Viterbo.

Nove le ordinanze di custodia cautelare: oltre al medico trentino sono state arrestate altre otto persone, tra cui due personal trainer, famosi per i premi ottenuti in competizioni di body building internazionali. Quarantadue i decreti di perquisizione emessi dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Trento. Sono stati sequestrati farmaci per oltre 30.000 euro: farmaci, talvolte ad uso veterinario, a base di ormoni della crescita, testosterone, clembuterolo, stanozololo, come pure ormoni diuretici e anoressizzanti, nonché il nandrolone, uno steroide anabolizzante incluso come droga nella lista delle sostanze proibite.

Emotrasfusioni in casa di riposo

Al centro delle indagini, condotte dai Nas e durate più di un anno, c'erano anche pratiche mediche vietate. E' stato accertato che presso le due case di riposo il medico geriatra arrestato praticava l'auto-emotrasfusione. Un'operazione dopante, ovviamente vietata nonchè potenzialmente molto pericolosa, che consiste nel prelievo e nella successiva re-infusione del sangue, alterato. Pratica che veniva eseguita "spesso dal solo medico, in totale assenza di condizioni igieniche e di sicurezza", come si legge nel documento diffuso dai Carabinieri.

Ragazzo in rianimazione per gli anabolizzanti

A condurre gli inquirenti sulla pista trentina è stato l'arresto, nell'autunno scorso, di un noto personal trainer modenese trovato con in casa un vero e proprio "supermercato" del doping con farmaci del valore commerciale di oltre un milione di euro. Sarebbero arrivati da quel deposito gli anabolizzanti che, nel gennaio 2019, hanno portato ad un passo dalla morte un venticinquenne trentino, ricoverato in rianimazione all'ospedale S. Chiara di Trento per patologie dovute ai farmaci dopanti.

Al giro gestito dal sodalizio criminale si rivolgevano frequentatori di palestre e body builders, ma anche atleti di varie discipline, coinvolti in competizioni ufficiali, in particolare nel ciclismo e nel volley. Farmaci e pratiche dopanti erano anche utilizzati dai praticanti di arm-wrestling, ovvero "braccio di ferro", sport riconosciuto dal CONI con una propria Federazione in Italia.

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