Norme pubbliche per la quiete "privata"? I musicisti interrogano i candidati delle comunali

Un momento di confronto pubblico, forse l'unico di tutta la campagna elettorale, sulla questione della musica in città. I candidati alle comunali sono tutti concordi nel cercare un dialogo, ed i giovani musicisti assicurano: "Saremo qui anche dopo il 10 maggio". Oltre trecento persone ieri a seguire il dibattito

foto: facebook I Know a Place

Nessuno ha detto "faremo", tutti concordi sul fatto che si debba dialogare. E' stato più che altro un momento di confronto, forse l'unico mai avvenuto in città, l'evento organizzato dal collettivo di musicisti I Know a Place che nel tardo pomeriggio di ieri ha visto i candidati delle comunali, tra cui alcuni candidati sindaco, confrontarsi apertamente (in tutti i sensi visto che il dibattito si è tenuto  all'aperto, in strada) con i diretti interessati, musicisti e gestori di locali, davanti ad oltre trecento persone, per la maggior parte giovani ma non solo, ovvero il "pubblico". Una partecipazione che ha superato le aspettative degli organizzatori, segno evidente di quanto le questioni discusse (orari, regole, spazi per l'aggregazione, ma anche sicurezza, coprifuoco, cultura in senso ampio) stiano a cuore alla città.

Le premesse erano chiare: "qui non si fa campagna elettorale" hanno detto in apertura Stefano Bannò, in arte Anansi, e Luciano Forlese, che hanno condotto il dibattito, obbligando quindi i candidati ad un confronto su proposte concrete: estensione degli orari per la musica dal vivo fuori e dentro i bar, regole chiare ed oggettive sui limiti di decibel da rispettare (se ne parla da anni), liberalizzazione dell'arte di strada in tutto il centro storico e nelle frazioni, coinvolgimento nell'organizzazione dei grandi eventi (il teatro Sanbapolis pieno a metà, a voler essere ottimisti, è solo un esempio) e tavoli di confronto per la risoluzione dei conflitti tra locali e residenti e per la raccolta di proposte dal basso.

Perchè le aree riservate alla musica di strada sono tutte in posti ai margini del centro? Perchè un artista non può esibirsi, con un amplificatore a batteria, in piazza Duomo come avviene a Milano, Firenze e Bologna? Perchè il Comune non si pone come mediatore dei conflitti quando, magari dieci minuti dopo l'orario consentito per un concerto, arriva la classica telefonata alla municipale per disturbo alla quiete pubblica? "Disturbo alla quiete privata, verrebbe da dire" ha puntualizzato Anansi in uno dei passaggi del dibattito.

Se è vero che, come ha detto Cia, "un sindaco non può accettare tutto, è il sindaco di tutti e deve cercare un confronto", è anche vero che di confronto in questi anni ce n'è stato ben poco. Basti pensare che un paio di anni fa il Comune varò una norma, soprannominata "legge Beatles", che vietava a gruppi di più di quattro elementi di esibirsi all'esterno dei locali. Norme assurde, sulle quali il Comune ha aggiustato il tiro e che  possono ulteriormente essere modificate, "tramite semplici delibere di Giunta,senza passare in consiglio" ha ricordato l'assessore Andrea Robol. "Regole che non devono essere ferree ma interpretate con buon senso" per il candidato del M5S Mauro Direno, anche se ciò che manca sono proprio delle regole "ferree", cioè chiare altrimenti il buon senso lascia il posto alla discrezionalità.

"Limitazioni e multe hanno influito sulla mentalità dei cittadini, che devono invece tornare a prendersi cura degli spazi comuni" ha detto il candidato de L'Altra Trento Jacopo Zannini. "Liberalizzazione totale" invocata dal candidato sindaco Paolo Primon che racconta di aver avuto un locale, poi sequestrato per disturbo alla quiete pubblica, "chiudevo alle cinque del mattino, concordo con tutte le vostre proposte, la politica deve solo dare le regole e lasciare alla libera impresa il resto". Ecco, come in ogni dibattito politico trentino non si può escludere la "pubblica mano", che dà, toglie, spesso a casaccio: "Siamo abituati ai concerti gratuiti della Provincia, che per rimediare ogni tanto offre spettacoli gratis, è una logica sbagliata" dicono i Bastard, che di locali, privati e con ingresso a pagamento, ne hanno riempiti fuori provincia, prima di attaccare il loro pezzo "Rumore" cantando esplicitamente "spero io possa suonare fino al mattino questo frastuono".

Anche Anansi racconta candidamente di essere stato contattato, dopo la sua partecipazione a Sanremo, da un assessore "che voleva mettere il cappello dicendo che quel successo era anche merito della Provincia che supporta  i giovani talenti attraverso bande e cori". "Il falso mecenatismo c'è dai tempi di Mozart" risponde il candidato del Patt Matteo Facchinelli, il più giovane dei candidati presenti, ribadendo che "ciò che serve è un confronto con chi, come voi, è dentro a queste questioni". Insomma il rapporto con l'ente pubblico è quantomeno conflittuale, ciò che i musicisti hanno seminato ieri è forse l'inizio di un possibile dialogo, la manifestazione di una presenza vigile e non passiva dei giovani all'interno delle dinamiche cittadine, una presenza che ci sarà anche dopo il 10 maggio: "Anche tra sei  mesi - hanno assicurato i ragazzi del collettivo - abbiamo le registrazioni di tutto quello che ci siamo detti oggi, e ci ritroveremo sperando che qualcosa possa cambiare".

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