Coronavirus, lo studente di Trento a Wuhan: "Mai detto che non c'è più cibo"

"Stiamo cercando di prenderla al meglio, ed allarmarsi più del dovuto non aiuta mai". Lo studente abruzzese iscritto all'Università di Trento costretto a smentire le testate giornalistiche italiane

l check point all'esterno della zona di quarantena di Wuhan Foto EPA/JEROME FAVRE“

"Mi trovo a gestire da solo a 22 anni una situazione che farebbe accapponare la pelle a chiunque, ed in più mi vedo costretto anche a preoccuparmi di fare smentite e precisazioni alle testate giornalistiche". Si sfoga così, su Facebook, Lorenzo Di Berardino, lo studente abruzzese che frequenta la Facoltà di Giurisprudenza a Trento, attualmente in Cina per motivi di studio. Più precisamente a Wuhan, l'epicentro dell'epidemia di coronavirus che sta tenendo con il fiato sospeso il mondo. I contagiati sarebbero, secondo le ultime stime, 4.500, e 106 i decessi, tutti riguardanti persone che erano già in delicate situazioni di salute.

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Le sue dichiarazioni, insieme ai contenuti postati privatamente sui social network, sono state riprese da tutti i media italiani. Ma in una situazione di questo tipo la cautela è d'obbligo. Lorenzo, del resto, lo aveva già detto ad Alberto Berlini in un'intervista a Today.it qualche giorno fa: "non sono estremamente preoccupato, anche se è impossibile sentirsi al sicuro quando c'è un'epidemia fuori dalla porta di casa. Credo, però, che la portata della notizia e la sua gravità siano state piuttosto ingigantite nel resto del mondo".

"Mai detto che non c'è più cibo"

La città è in "quarantena", come si sente dire da più parti. Misure di sicurezza straordinarie regolano la normale vita sociale, ed economica, del capoluogo della provincia di Hubei. Una città da 6,5 milioni di abitanti con 9 linee di metropolitana, che in Cina è considerata un centro minore, ed in Europa sarebbe una delle più grandi metropoli del continente. La mascherina è obbligatoria e la città è semideserta. Questo non vuol dire, come è stato riportato da qualche testata, che sia difficile se non impossibile procurarsi del cibo.

L'intervista completa su Today.it

"Non ho mai voluto intendere di vivere in una città senza più cibo - prosegue Lorenzo su Facebook - ho soltanto dichiarato che può accadere che recandosi nei supermercati si può occasionalmente trovare qualche scaffale vuoto dovuto al fatto che qualche cittadino volendo approvigionare la propria dispensa acquisti tutto il prodotto. Ma subito dopo viene immediatamente riapprovigionato".

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Lorenzo non sa quando potrà tornare a casa. Il suo semestre di studio è scaduto in questi giorni, ma la città è completamente isolata. L'atteggiamento, però, è quello di chi attende con fiducia ed osserva l'evolversi della situazione cercando di capire il più possibile: "i miei colleghi e io stiamo cercando di prenderla al meglio, nel senso che stiamo provando a non allarmarci più del dovuto, che non aiuta mai".

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