Casa Sebastiano ricorda il suo piccolo ispiratore, morto nel 2001

"Ti voglio immaginare nascosto qui, da qualche parte, caro Sebastiano, che ci osservi da dietro una porta o dietro un angolo, come ti piaceva fare…", le parole struggenti del padre dello sfortunato ragazzo, nel giorno dell’inaugurazione del centro

Casa Sebastiano a Coredo, in valle di Non

Il 20 gennaio si ricorda San Sebastiano, martire della chiesa cristiana. Molti secoli dopo un bambino che portava lo stesso nome diede il là ad un progetto che ha dell’incredibile, una storia in cui lacrime e speranza si mescolano. Sebastiano aveva 11 anni, lo sguardo imbronciato, la vita difficile. Era uno dei tanti ragazzini autistici italiani, oltre 500.000 secondo le ultime stime. “Era” perché Sebastiano amava l’acqua e in un pomeriggio di sole, all’improvviso, il torrente Noce se lo portò via. Era l’anno 2001, Sebastiano voleva solo giocare, ma non sapeva come. "Quel giorno –dice l’imprenditore Giovanni Coletti, presidente della Fondazione Trentina per l’Autismo,– abbiamo capito che l’autismo era un’emergenza che non poteva restare sepolta nelle case, ignorata dallo Stato". Fu così che un piccolo gruppo di genitori determinati diede vita a una Fondazione con 100 soci ed un grande sogno: costruire un centro specialistico per migliorare la vita dei ragazzi come Sebastiano. Quel sogno oggi si chiama Casa “Sebastiano”, sorge a Coredo, in Trentino, in una zona verde e tranquilla con splendida vista sulle Dolomiti di Brenta: quasi 7.000 metri cubi di costruzione in legno certificata Arca Platinum, il massimo per qualità di impatto ambientale e sostenibilità. "Ti voglio immaginare nascosto qui, da qualche parte, caro Sebastiano, che ci osservi da dietro una porta o dietro un angolo, come ti piaceva fare…", le parole struggenti di Guido Ghirardini, padre dello sfortunato ragazzo, nel giorno dell’inaugurazione del centro avvenuta il 2 aprile 2017. Questo è il sogno realizzato per un ragazzino che non c’è più, dove si costruisce per tanti come lui un futuro migliore.

Qui ogni ragazzo usufruisce di un progetto educativo e riabilitativo multidisciplinare personalizzato e viene stimolato all’autonomia: gli ospiti imparano a prendersi cura di sé e a comunicare le loro necessità, insieme allo staff cucinano, apparecchiano e riordinano, coltivano l’orto, gestiscono la lavanderia e le piccole pulizie di casa. Qui si costruisce con loro una qualità di vita migliore. A dimostrazione che ragazze e ragazzi con autismo valgono, hanno grandi risorse e possono imparare tanto. Un approccio forse rivoluzionario, senza dubbio innovativo, che pone al centro la persona con le sue caratteristiche e capacità, focalizzando l’attenzione sulle possibilità invece che sulle mancanze. Innovativa è anche la dotazione tecnologica del centro, che si avvale della prima Stanza Multisensoriale Interattiva in Italia destinata alla riabilitazione socio-sanitaria e di un sistema informatico integrato di ultimissima generazione che è stato possibile installare grazie al sostegno degli imprenditori trentini “con il cuore nel sociale” della Fondazione I Bambini delle Fate. Il centro offre ora anche interventi terapeutici sanitari per la fascia di età dai 0 ai 16 anni: logopedia, trattamenti psico-educativi, neuropsicomotricità, musicoterapia, potenziamento cognitivo neuropsicologico, sviluppo delle abilità sociali, supporto ai famigliari e altri servizi. 

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