Scoperta al Cibio: la "flora" batterica si trasmette solo per via materna

Al contrario del patrimonio genetico, ereditato allo stesso modo da entrambi i genitori, quello microbico è trasmesso solamente dalla madre. La "colonizzazione" inizia nei primi istanti dopo la nascita

Il nostro corredo genetico è formato dai cromosomi che riceviamo in "redità" dal padre e dalla madre, ma c'è una cosa che riceviamo per "trasmissione verticale" solamente per via materna. Si tratta delle "colonie" di batteri all'interno dell'intestino. Un'ipotesi a lungo discussa, che trova ora conferma grazie alle nuove tecnologie utilizzate dal CiBio di Trento per una ricerca che è stata recentemente pubblicata su mSystem, rivista open acess dell'American Society for Microbiology.

Così come il patrimonio genetico, anche quello  microbiotico rimane lo stesso per tutta la vita, e viene trasmesso dalla madre al neonato nei suoi primi istanti di vita. Una scoperta che vale naturalmente sia per i micro-organismi necessari alla digestione e ad altre funzioni sia per quanto  riguarda l'esposizione a  diverse patologie. «La quasi totalità di questi ceppi microbici in persone sane ha funzioni indispensabili per il corpo umano, come per esempio coadiuvare la digestione. Ma la presenza di determinate varianti di alcuni microorganismi solitamente non patogeni – spiega Nicola Segata, a capo del Laboratorio di Metagenomica computazionale al Centro di Biologia integrata dell’Università di Trento – può significare avere rischi aumentati di contrarre malattie complesse o autoimmuni come il diabete, il morbo di Crohn e la colite ulcerosa».

In questo primo studio sono stati raccolti, grazie alla  collaborazione con l'Ospedale Santa Chiara di Trento, campioni fecali e di latte materno di cinque coppie madre-neonato individuate quando i neonati avevano tre mesi, grazie alla collaborazione dei reparti di Ostetricia e Neonatologia dell’Ospedale di Trento. Hanno raccolto ulteriori campioni da due delle coppie madre-neonato quando i piccoli avevano 10 mesi, e da un’altra coppia madre-neonato all’età di 16 mesi. I ricercatori hanno applicato una particolare tecnica di laboratorio, detta sequenziameto metagenomico, su 24 campioni di microbiota per verificare quali microbi fossero presenti. Hanno utilizzato un altro strumento specifico, sequenziamento metatrascrittomico, sui campioni fecali provenienti da due delle coppie per vedere quali microbi fossero attivi.

Per analizzare la trasmissione microbica da madre a neonato, il team ha analizzato ulteriormente i campioni metagenomici a un livello più sottile per esaminare ceppi batterici specifici. In un neonato è stato rilevato un ceppo del batterio infantile comune (Bifidobacterium bifidum) identico al 99,96% a quello della madre, ma palesemente distinto dai ceppi delo stesso batterio osservati in altri neonati, a suggerire una forte evidenza di trasmissione microbica verticale. In un altro neonato sono stati rinvenuti ceppi di altri due batteri, Coprococcus comes e Ruminococcus bromii, identici a quelli delle madri in misura maggiore al 99%.
 
«Benché sia ancora presto per i risultati finali su tutte le cinquanta coppie – conclude Segata – possiamo dedurre che probabilmente una parte considerevole dei batteri del neonato proviene dalla madre». Il lavoro prosegue per gli studiosi del CiBio e delle unità operative di Ostetricia e Neonatologia dell’Ospedale di Trento e dei collaboratori dell’Università di Parma, impegnati appunto a esaminare altre coppie madre-neonato dalla nascita dei piccoli fino a un anno di vita. «Il prossimo passo sarà quello di confrontare le vie di trasmissione dei microbi del parto naturale e nel parto cesareo, nell’allattamento al seno, nel contatto pelle a pelle subito dopo la nascita».

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