Prostituzione e maternità surrogata, ArciLesbica attacca il Gay Pride: "No alla mercificazione"

Dure critiche al Dolomiti Pride, questa volta non da partiti e movimenti conservatori, ma dalle "sorelle" di ArciLesbica, sigla del femminismo militante

"No alla mercificazione dei corpi, no allo svuotamento della parola autodeterminazione". In poche parole "no al Dolomiti Pride". La conclusione è nostra ma del resto le pesanti critiche mosse dall'Arcilesbica del Trentino alla manifestazione dell'orgoglio LGBT prevista per il 9 giugno a Trento si possono prendere, se non come un'aperta contrarietà, almeno come un no parziale.

Nessuno si sarebbe aspettato che, dopo le  più  aspre critiche da parte di partiti politici e  perfino istituzioni, il Gay Pride trentino sarebbe stato attaccato,  per così dire, dall'interno. Ovvero da un'associazione che fin dal nome richiama quella organizzatrice, l'Arcigay.

Le critiche riguardano alcuni punti contenuti nel "manifesto" del Pride. Tematiche legate alla libertà di scelta delle donne riguardo al proprio corpo. Una linea sottolissima divide autodeterminazione da mercificazione. Per esempio per quanto riguarda il tema della prostituzione e quello della cosiddetta maternità surrogata.

"Viviamo una fase storica in cui tutto deve diventare mercato - si legge nel documento - Arcilsbica conntinuerà a combattere contro ogni tentativo di commercializzazione e di oggettificazione dei corpi umani in particolare quelli delle donne".

Contrarietà dunque ad ogni regolamentazione della prostituzione: "Piuttosto bisognerebbe interrogarsi sulle ragioni per cui gli uomini sentano il bisogno di comprare potere nei confronti delle donne". Anche nella forma di assistenza sessuale ai disabili, ovvero a chi quel "potere" difficilmente può ottenerlo attraverso le normali relazioni tra  i sessi: "Le persone disabili hanno diritto ad un'esistenza sociale  all'interno della quale l'amore può accadere, un conto è voler abbattere i  muri ed un'altro è acuire la segregazione di queste persone allo scopo di aprire alla regolamentazione della prostituzione".

Contrarietà assoluta alla maternità surogata: "Arcilesbica ne chiede l'abolizione universale. Le madri surrogate non possono abortire se non per volere della committenza, o viceversa devono farlo se i committenti lo chiedono". Quelli riventicati  nel documento del Dolomiti Pride sarebbero dunque "pseudo-diritti, basati su desideri, compreso quello della  genitorialità, che andrebbero discussi criticamente. Nel frattempo i diritti reali, politici e sociali, sono  sempre più sotto attacco". 

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