Anarchici arrestati: dagli esplosivi ai documenti falsi, ecco di cosa sono accusati

Dalle molotov al Comando della Polizia Locale ai tralicci del Finonchio, oltre alla produzione di documenti falsi ed alla detenzione di esplosivi

Agivano sapendo di essere "sorvegliati speciali" i sette esponenti dei movimenti antagonisti arrestati in Trentino nel corso del blitz di Ros, Digos ed Antiterrorismo. Lasciavano i cellulari a casa quando entravano in azione, avevano dimestichezza con gli esplosivi, si procuravano il carburante i distributori senza videocamere ed avrebbero anche creato documenti d'identità falsi per garantire la clandestinità di altri militanti.

Documenti ritrovati addosso ad un militante anarchico italiano arrestato in Grecia lo scorso 30 giugno insieme a banconote false. Un ritrovamento che, per gli inquirenti, collega la "cellula" trentina con il movimento anarchico internazionale. La "lotta armata" alla quale inneggiavano, come dimostrerebbero alcune intercettazioni, passava dunque anche da Trento.

Sono questi i dettagli che emergono dalla conferenza stampa che si è tenuta a Roma sullo smantellamento di quella che viene descritta dai Ros come "una cellula eversiva che ha posto la lotta armata violenta alla base della propria strategia e del proprio programma ideologico".

Nel corso dell'operazione sono state arrestate sette persone persone, in esecuzione delle altrettante ordinanze di custodia cautelare emanate dal G.I.P. di Trento. Tutti italiani: due trentini, due pugliesi, tre veneti. Le età vanno dai 30 ai 45 anni. Alcuni di loro vivevano insieme in una casa presa in affitto in località Bosco a Civezzano. Quello sarebbe stato, secondo i Ros, il "covo" della cellula.

Il blitz della notte che ha portato ai sette arresti e ad ulteriori perquisizioni si inserisce in un'indagine avviata nel 2016 dagli stessi Ros, dalla Digos e dal Reparto Operativo Provinciale dei Carabinieri di Trento. Gli episodi che vedrebbero coinvolti a vario titolo gli otto arrestati vanno però dall'8 aprile 2017 al 13 ottobre 2018.

Si tratta di vicende che hanno occupato le pagine di cronaca, comprese le nostre, negli ultimi due anni: l'incendio del Laboratorio di Crittografia all'Università di Trento, l'attentato ai tralicci telefonici del Monte Finonchio, utilizzati anche dagli stessi Carabinieri, le molotov ritrovate sotto le auto della Polizia Locale a Trento, l'esplosione al bancomat Unicredit di Rovereto e quella che mandò in frantumi la porta a vetri della sede della  Lega ad Ala alla vigilia di un comizio elettorale del vicepremier Salvini.

Non risulta quindi a carico dei sette un collegamento diretto con l'attacco incendiario alla ferrovia della Valsugana che nella serata di ieri, poche ore prima del blitz antiterroristico, ha bloccato la circolazione dei treni sulla linea Bassano-Trento, episodio sul quale sono in corso le indagini.

Gli arrestati sarebbbero a vario titolo collegati anche all'apertura di spazi anarchici a Trento, compreso quello della Cervara dove furono ritrovati caschi e mazze all'indomani della contro-manifestazione per le vittime delle Foibe, ed alla stampa di pubblicazioni illegali.

Lunga la lista delle accuse: associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico; possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi; fabbricazione, detenzione e porto di armi ed esplosivi; atto di terrorismo con ordigni micidiali o esplosivi; incendio e danneggiamento di sistemi informatici o telematici, anche di pubblica utilità, con finalità di terrorismo.
 

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