Atrofia muscolare, al Cibio scoperta una terapia non invasiva

La terapia consiste nel somministrare un composto per via intranasale che permette di raggiungere i neuroni malati e i tessuti periferici attraverso il sistema nervoso centrale

Il Centro di biologia integrata (Cibio) dell'Università di Trento ha scoperto una terapia una terapia non invasiva contro l'atrofia muscolare spinale, malattia neurodegenerativa che limita in modo progressivo i movimenti.

La terapia consiste nel somministrare un composto per via intranasale che permette di raggiungere i neuroni malati e i tessuti periferici attraverso il sistema nervoso centrale. 

La malattia è dovuta a una mutazione del recettore degli androgeni e si manifesta negli uomini perché hanno elevati livelli di androgeni rispetto alle donne. Lo studio è stato pubblicato dalla rivista “Science Translational Medicine”.

Tra gli autori ci sono Maria Josè Polanco, Diana Piol, Mathilde Chivet e Maria Pennuto, tutte ricercatrici attive al Dulbecco Telethon Institute del Cibio di Trento. 

L'atrofia muscolare spinale e bulbare (in sigla Sbma, che sta per «Spinal and Bulbar Muscular Atrophy»), nota anche come malattia di Kennedy, è una malattia neurodegenerativa. Comporta la perdita dei motoneuroni che partono dal midollo spinale e che controllano il movimento del corpo e il movimento della muscolatura scheletrica. Tale malattia è dovuta a una mutazione del recettore degli androgeni e si manifesta nella popolazione maschile perché gli uomini hanno elevati livelli di androgeni rispetto alle donne.

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