Sardagna: anche la SAT contro la riapertura della discarica "incriminata"

Sequestrata nel 2009 per smaltimento illegale, poi sanata senza che nulla sia cambiato: il progetto prevede 1,2 milioni di tonnellate di rifiuti per 20 anni

La discarica Sativa a Sardagna

Revisione integrale del progetto che prevede la riapertura di Sardagna: arriva anche il sostegno della SAT ai residenti del borgo sopra Trento, dove Provincia e Comune vorrebbero riaprire la discarica Sativa, già sequestrata dalla Magistratura nel 2009 per smaltimento illecito di rifiuti.

Dopo essere finita nel polverone per aver avvallato il progetto di "riqualificazione" (per alcuni svendita a fini turistici) della Translagorai la SAT sembra aver corretto il tiro, schierandosi dalla parte dei contestatori del raduno di jeep in Primiero e ora anche dalla parte di chi contesta la riapertura della discarica "incriminata".

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Rifiuti da tutta Italia, per 20 anni

"In quell’area sono sepolti “rifiuti speciali”, circa 285.000 tonnellate di rifiuti pericolosi e non pericolosi quali metalli pesanti, idrocarburi e altro, portati illegalmente - si legge nella nota della Società degli Alpinisti Tridentini - Sativa vuole riprendere i conferimenti. Il progetto illustrato nell’assemblea pubblica del 27 maggio scorso prevede di portare a 1 milione e 220 mila tonnellate di “rifiuti speciali”, con alta probabilità che arrivino da tutta Italia e per un tempo valutato, nel migliori dei casi, in 20 anni, così sostiene il comitato locale impegnato a fermare la riapertura della discarica. La Presidenza della SAT Sede Centrale, tenendo fede ai principi statutari riguardanti anche la tutela dell'ambiente naturale, sostiene la Sezione SAT  di Sardagna che si è attivata con gli abitanti,  mobilitati per fermare la  riapertura della discarica". 

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