Proverbi trentini di gennaio: tra viole e lucertole, neve e santi

Gennaio ricco di proverbi: il saggio trentino sa che il "genàr sec come i corni del bec" è lungo e freddo, ci si consola con carne di maiale, ucciso a sant'Antonio, fino alle "viole di san Sebastiano"

Rifugio Trivena, gennaio 2018, foto della nostra lettrice Sofia

Se è vero che l'Epifania tutte le feste porta via, proverbio diffuso in tutta Italia, il mese di gennaio non porta via santi e proverbi, anzi è uno dei mesi più ricchi anche perchè dalla situazione meteorologica di inizio anno un tempo si pronosticava l'andamento del raccolto. Se oggi il settore turistico scruta il cielo nella frenetica attesa della neve in passato le nevicate di gennaio erano viste come una maledizione: "Se genàr 'l vén pianzendo dovèn spetar 'n an tremendo" dice perentorio il saggio trentino.

Addirittura la siccità, che oggi minaccia i boschi (ma per colpa di qualche sadico piromane), era vista come un buon auspicio: "la polver de genàr la 'mpieniss el granàr". Siccità ma non calura, anzi: "primavera de genàr l'è putòst en brut afar". Insomma gennaio deve essere freddo e secco, lo sintetizza il detto "genàr sec come i corni de 'n bec".

Non c'è scampo, non rimane che aspettare che le giornate si allunghino, ma senza fretta. Nel frattempo c'è da riparare gli attrezzi agricoli, al caldo della stalla, e si può anche pasteggiare con carne fresca visto che gennaio è anche il mese propizio per l'uccisione del maiale, rito che in tutta Italia in passato aveva una valenza rituale molto importante, propiziatoria per l'anno appena cominciato.

Il giorno prescelto era solitamente quello di Sant'Antonio Abate (17 gennaio), da non confondere con Sant'Antonio da Padova. Il "santo del porcello" era riconosciuto come protettore degli animali: in molte stalle si trova ancora l'immagine dell'abate attorniato da mucche, asini e, naturalmente, maiali. L'abbondanza di carne è sottolineata dal detto: "Sant'Antoni de genàr, torta e gnochi se cogn far", un anticipo di carnevale dove, in Trentino, è tradizione distribuire gratuitamente gnocchi e ragù.

Il caldo verrà più avanti, "da San Sebastian co' la viola 'n man" (20 gennaio) e "da Sant'Agnese le bisérdole le va per zèse" (21 gennaio). La barba bianca di sant'Antonio era messa in relazione con la neve, che se arriva a gennaio è spesso abbondante. ma l'inverno è ancora lungo, lo sa il saggio che prontamente smentisce quanto detto prima riguardo a viole e lucertole: il calendario segna "San Vincenz de la gran fredura" (22 gennaio), "San Paol fret del diaol" (25 gennaio), in particolare "se la not de San Paol l'è serén vendi la vaca e crompa 'l fén". 

Curioso il detto "chi copa 'n pulez de genàr l' ne copa 'n zentenàr", ovvero chi uccide un pidocchio a gennaio ne uccide un centinaio, per evitare il propagarsi del parassita. Sembra essere riferito a gennaio anche il detto, rimasto celebre anche ai giorni nostri, "fin che gh'è l'orsa 'n Vigolana no sta cavar la maia de lana", L'orsa del proverbio è una curiosa conformazione sulla montagna della Vigolana, visibile da Trento, delineata dalle rocce tra la neve. Finchè è visibile significa che il sole non ha ancora la forza per sciogliere il ghiaccio. Chi vorrà comunque "cavarsi la maia" potrà sempre replicare, dopo il 20 gennaio, "viola o no viola da l'inverno sén fòra". 

Tutti i proverbi riportati nel testo sono pubblicati nella raccolta "Proverbi de Trènt" di Walter Pedrotti, edizioni Demetra

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