Nel cantiere di via Esterle una necropoli romana: ecco di cosa si tratta

La Soprintendenza ha presentato il recente ritrovamento nel cantiere del parcheggio sotterraneo. Si tratta di una scoperta per molti versi eccezionale

Una delle lapidi ritrovate nel cantiere

Gli scavi per il parcheggio pertinenziale in via Esterle hanno portato alla luce una necropoli di epoca romana. Oggi la zona è parte della ZTL cittadina, ma un tempo si trovava al di fuori della cinta muraria della città. La scoperta, spiega la Soprintendenza, è davvero eccezionale. L'antico tracciato del Fersina passava proprio di lì. La possibilità che l'antico corso del fiume avesse cancellato ogni traccia umana era molto alta.

Contrariamente a quanto si sarebbe potuto pensare gli escavatori si sono imbattuti in alcune lastre monumentali. I lavori sono stati sospesi per permettere gli accertamenti da parte della Soprintendenza. E' così tornata alla luce una necropoli a circa 7 metri sotto il presunto livello della città dell'epoca. 

Ecco cosa scrive la Soprintendenza:

sono emerse alcune lastre monumentali risalenti all’epoca romana, poste sul fondo di una trincea in maniera sconnessa dal punto di vista stratigrafico. Le indagini hanno permesso di riconoscere, al di sotto di una potente sequenza di alluvioni, un’area cimiteriale risalente al IV secolo d.C. Al momento sono state individuate cinque sepolture ad inumazione con cassa litica o in muratura, una delle quali con caratteristiche monumentali. Quest’ultima, che occupa una superficie di circa 2,80 mq, presenta un fondo in tegole mentre per le pareti sono stati utilizzati grandi elementi lapidei di recupero. La tomba conteneva almeno quattro individui deposti in momenti successivi.


Di straordinario interesse sono le lastre utilizzate per la costruzione di questo monumento. Due di queste sono decorate ed iscritte. Si tratta rispettivamente di una stele, con timpano e decorazioni laterali, sulla quale sono incisi i nomi di due defunti. Nella parte inferiore, fatto del tutto eccezionale nel novero delle stele funerarie trentine, sono rappresentati una coppa rituale (patera), un’anfora ed un mestolo (simpulum), manufatti che potrebbero essere riconosciuti sia come strumenti del culto sia come strumenti di lavoro. La stele è stata infatti posta dai membri di una corporazione, di cui però non è noto il nome (religiosa? lavorativa?), per due defunti, di condizione servile, probabilmente membri anch’essi della medesima. La seconda stele figurata presenta due pilastri incorporati nelle pareti laterali con un motivo costituito da una coppa (kantharos) da cui fuoriescono degli elementi vegetali. Curioso come la superficie appaia invece completamente libera fatta eccezione per la porzione superiore dove è incisa una V, parte della formula v(ivus) f(ecit), tipica dei monumenti funerari. L’assenza in questo caso dei nomi dei defunti e del dedicante suggerisce possa trattarsi di un “non finito”, una lastra di bottega in parte già predisposta per la sua commercializzazione che sarebbe avvenuta dopo la definizione del testo da parte dell’acquirente.


Per questa necropoli, che venne a svilupparsi nel corso del IV secolo d.C., vennero impiegati materiali provenienti da altre aree cimiteriali più antiche ma non solo; infatti la presenza di manufatti non completati in tutte le loro parti indica che, nel caso specifico, sono state utilizzate anche lastre provenienti dal magazzino, ormai dismesso, di un lapicida.

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