Donne in bikini associate ad oggetti: la scoperta al CiMeC di Rovereto

Ecco l'esperimento condotto dal Centro Interdipartimentale Mente/Cervello: anche le donne tendono a confondere un oggetto se mostrato tra donne in costume da bagno

foto: Wikimedia Commons

La pericolosa tendenza a classificare le donne come oggetti ha una base neurale. Lo ha scoperto un team di ricercatori guidati dal professore Jeroen Vaes del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive di Rovereto. Una scoperta che potrebbe portare a false conclusioni: un conto è infatti classificare, percepire, considerare, un altro è trattare le donne come oggetti. Come ogni altra scoperta scientifica anche questa, sicuramente rivoluzionaria, servirà a fare luce su una questione tutt'altro che semplice.

Vi sono infatti degli aspetti tutt'altro che scontati. Iniziamo col descrivere l'esperimento: i ricercatori analizzato cosa accade nel cervello umano di fronte a un oggetto che viene fatto apparire in due situazioni diverse: in mezzo a un gruppo di donne e in mezzo a un gruppo di uomini. L’attività cerebrale, misurata con l’elettroencefalogramma, dimostra che un oggetto si nota meno quando è in mezzo alle donne rappresentate in intimo o in costume da bagno.

Il primo aspetto nons contato è che l'associazione donna-oggetto avviene anche nelle donne. Si potrebbe infatti pensare che gli uomini possano essere "distratti" dalle donne in costume da bagno e non riconoscere l'oggetto presente. Negli esperimenti, a cui hanno partecipato uomini e donne, sono state utilizzate immagini di modelli maschili e femminili, più o meno vestiti e degli avatar creati sulla base di questi modelli. 

Immancabilmente, come precisa il professor Vaes, la "disumanizzazione" avviene quando ad essere ritratte in costume sono le donne, e non gli uomini. "Adottare un paradigma che misura se entità umane e non umane vengono percepite in modo differente può fornire un‘evidenza dei processi di deumanizzazione oltre la metafora - spiega il professore - I risultati potrebbero, dunque, offrire nuovi strumenti per rilevare gli stereotipi e indagare fenomeni come la violenza di genere e razziale". 

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Sicuramente la società gioca un ruolo fondamentale nel modulare questo comportamento. Il fatto che sia il cervello a comportarsi così non significa che tale comportamento sia per forza "naturale". La scoperta sta nel fatto di aver dimostrato, per la prima volta, che questo comportamento è presente anche nelle donne, e può dare quindi un'idea di quanto sia radicato un simile atteggiamento. Per la prima volta dunque è stato accertato il "rischio", ma verrebbe da dire la certezza, che le donne siano più facilmente associabili ad oggetti, per quanto riguarda la forma esteriore. Una base dalla quale partire per correggere, prevenire o anche solamente prendere coscienza di questa predisposizione.

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