"Attenzione ad asintomatici e test su categorie a rischio": la via anti Coronavirus della scienza

Una lettera aperta inviata dagli scienziati a Conte indica la strada per ridurre i contagi

Repertorio

Distanziamento sociale, chiusura delle attività non essenziali, riduzione degli spostamenti al minimo e utilizzo di dispositivi sanitari di protezione: queste sono le principali contromisure adottate in Trentino e in tutt'Italia per arginare l'epidemia di coronavirus. A questi punti principali va ovviamente aggiunto tutto il lavoro enorme del personale sanitario e di tutti i settori che stanno continuando a lavorare per evitare che la situazione peggiori. I primi effetti di queste misure iniziano a farsi vedere, ma il numero di contagi e decessi rimane comunque troppo alto - tra lunedì e martedì nella Provincia sono morte 15 persone positive al di Covid-19 - motivo per cui serve una strategia efficace per contenere la diffusione del virus, in attesa che arrivi una cura definitiva.

Coronavirus, la lettera di 292 scienziati a Conte

Ma cosa si può fare di più? Il suggerimento arriva dalla lettera inviata al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e ai governatori di tutte le regioni, dai 292 rappresentanti della comunità scientifica italiana, che hanno proposto un piano d’azione nazionale anti-contagio che vede il consenso compatto della maggioranza dei direttori degli Irccs e dei principali Istituti di Ricerca biomedica nonché di una larga fascia degli scienziati con competenze di biologia molecolare e biotecnologie del Paese.

Nella lettera aperta, gli scienziati spiegano quali sono le possibili criticità dell'attuale strategia per poi arrivare alle contromisure. Il primo passo è una rete che unisca i laboratori di ricerca italiani: ''Risorse intellettuali e competenze tecnologiche di alto livello per l’esecuzione dei test diagnostici per l’identificazione del virus - sostengono - sono disponibili su tutto il territorio nazionale da subito e a costo di personale e attrezzature pari a zero, e quindi senza imporre ulteriori aggravi in un Paese già allo stremo''.

Coronavirus, il piano anti-contagio

Tra i vari punti su cui gli scienziati si soffermano nella lettera inviata a Conte e alle Regioni, c'è quello riguardante i soggetti asintomatici o con lievi sintomi, che rappresentano la fonte primaria del contagio: ''I modelli matematici delle curve di contagio e le analisi dirette sulle popolazioni colpite - premettono gli scienziati - indicano l’esistenza di una percentuale di soggetti asintomatici o con sintomi lievi molto elevata sul totale dei contagiati. È stimato che queste infezioni non documentate abbiano una potenzialità di contagio per individuo pari a circa la metà rispetto alle infezioni documentate clinicamente. Pertanto i soggetti non sintomatici o lievemente sintomatici non solo non sono innocui dal punto di vista della diffusione del contagio - avvertono - ma di fatto rappresentano la sorgente principale di disseminazione del virus nella popolazione. Appare quindi evidente come l’identificazione precoce di casi asintomatici o paucisintomatici e l’immediato isolamento degli stessi e dei contatti diretti possano consentire un’efficace riduzione della diffusione dell’epidemia''.

"Pertanto - osservano - le attuali strategie di contenimento basate sulla identificazione dei soli soggetti sintomatici non sono sufficienti alla riduzione rapida della estensione del contagio nelle popolazioni affette. D’altra parte l’estensione a tappeto dei test diagnostici non è una strategia percorribile per l’ampiezza della popolazione interessata, la limitata disponibilità di kit diagnostici prontamente utilizzabili e i pochi laboratori autorizzati ad eseguire i test".

Coronavirus, il piano anti-contagio: test sulle categorie a rischio

Da qui la proposta: il coinvolgimento ampio delle competenze tecnologiche disponibili sul territorio nazionale può permettere di eseguire test ripetuti sulle categorie ad alto rischio di infezione, alto numero di contatti e che non possono essere sottoposti a provvedimenti restrittivi. E cioè tutto il personale sanitario - medici, infermieri, Oss, personale delle ambulanze, farmacisti - ; tutti coloro che sono soggetti a un'ampia esposizione al pubblico e parte di servizi essenziali, personale di tutti i servizi commerciali aperti quali forniture alimentari, edicole, poste; autisti di mezzi pubblici e taxi; addetti alle pompe funebri; addetti alla pubblica sicurezza e a filiere produttive essenziali.

"Tecnologie ad alta processività, commerciali e non commerciali, per la rapida estensione del numero dei test sono disponibili da poche settimane e possono essere validate ed implementate su ampia scala in tempi ragionevolmente rapidi. Tecnologie più avanzate per una diagnosi rapida possono essere sviluppate e rese disponibili per le fasi successive dell’epidemia. Un sistema di laboratori a rete diffuso in maniera capillare sul territorio nazionale e fondato sulle competenze disponibili nei centri di ricerca italiani può mettersi al lavoro da subito. Le risorse intellettuali e tecnologiche in Italia ci sono e sono ai massimi standard: perché non si utilizzano di fronte alla pandemia più drammatica del terzo millennio? - aggiungono gli scienziati nel comunicato, concludendo poi con una domanda - la nostra proposta ha carattere di urgenza, perché la politica non coglie immediatamente questa opportunità?". 

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Il comitato promotore è formato da Ruggero De Maria, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; Andrea Graziani, Università degli Studi di Torino; Emilio Hirsch, Università degli Studi di Torino; Gioacchino Natoli, Istituto Europeo di Oncologia, IRCCS, Milano; Pier Giuseppe Pelicci, Direttore Area Ricerca, Istituto Europeo di Oncologia, IRCCS, Milano; Giorgio Stassi, Universita' degli Studi di Palermo e Paolo Vineis, Imperial College, London.

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