Bruno: conto alla rovescia per lo sfratto. Attolini (Leu): "Il Comune acquisisca lo stabile"

Il comodato d'uso scade a giorni, i militanti lanciano una lettera da sottoscrivere e la segretaria di Leu cerca una mediazione con il sindaco

"Il Bruno non si caccia": striscione fuori dal centro sociale

Chiusura del Bruno, una perdita per l'intera società trentina: questo il concetto contenuto nella lettera che i militanti del centro sociale, dopo un percorso iniziato quasi un mese fa con un'affollata assemblea, hanno diffuso perchè sia sottoscritta ed inviata alla Provincia. Una provincia amministrata, ora, da persone di diverso colore politico rispetto a chi qualche anno fa concesse in comodato d'uso gratuito lo stabile, dopo la demolizione dello storic edificio in via Dogana. 

"Il fatto che il Centro sociale Bruno faccia riferimento ad una concezione del mondo che, sbrigativamente, chiamiamo di sinistra non può e non deve essere di ostacolo per una amministrazione di diverso colore politico" si legge nella lettera. A creare molti dubbi attorno allo sfratto, con il comodato in scadenza ormai a giorni, è il fatto che l'intera area ex Italcementi, su cui sorge lo stabile di proprietà della Patrimonio del Trentino, sia ad oggi ancora un deserto.

"A quanto sappiamo lo sfratto sarebbe legato ad un piano di riqualificazione dell’intera zona che a tutt’oggi, però, risulterebbe ancora privo di un progetto definito e di una previsione di spesa". Sfrattare il Bruno per far posto al nulla sembra, in poche parole, un'operazione tutta politica. E come tale è probabile che sia portata avanti dalla Giunta Fugatti sulla scia delle analoghe posizioni di Salvini sui centri sociali a livello nazionale.

La politica, quella ovviamente vicina ai promotori della petizione, potrebbe però anche trovare una soluzione: Renata Attolini, segretaria provinciale de La Sinistra, si è offerta di cercare una mediazione con il sindaco Andreatta, che però fino ad oggi non ha risposto alle numerose telefonate. L'idea sarebbe quella di una permuta tra Provincia e Comune, magari con il vicino Doss Trento, che permetterebbe a quest'ultimo di avere la proprietà dello stabile e poter così scongiurare la fine di un'esperienza che ha caratterizzato la vita sociale della città.

Non si tratta dunque solo di salvare il centro sociale. Nell'idea di Attolini c'è spazio anche per altro: "l'ipotesi è di fare di Bruno il centro di un'area destinata a studenti medi e universitari, a giovani e meno giovani, e dedicata ad usi sociali analoghi a quelli messi in campo dal Centro Sociale, anche gestiti da soggetti diversi". Il conto alla rovescia, però, è iniziato: il comodato scate l'8 giugno anche se le attività in programma al centro sociale arrivano fino a fine luglio. 

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Per quanto riguarda la posizione della Lega, al governo della Provincia, si può ritenere ben sintetizzata nelle parole del consigliere Devid Moranduzzo, da sempre attento alla questione Bruno: "Vadano a lavorare. Lo sgombero imminente del Centro Sociale Bruno sarà per la maggioranza degli abitanti di Trento una liberazione; e dico ciò ben avendo a mente come per troppi anni si sia consentita un’illegalità che però ora deve terminare. Ci sono infatti sul territorio tante associazioni che operano con serietà, affrontando i costi di gestione e proponendo iniziative ben più utili".

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